Assetto organizzativo e codice della crisi di impresa e dell’insolvenza (D.Lgs.14/19)
Il Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs.14/19), entrato in vigore il 16.03.19, ha l’obiettivo di dare agli imprenditori gli strumenti necessari per prevenire la crisi delle proprie aziende.
Due importanti novità introdotte dal Codice sono i seguenti obblighi in capo agli imprenditori di:
- istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alla dimensione dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attivazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale;
- provvedere, entro il 15.11.19, alla nomina degli organi di controllo o del revisore uniformando, nel caso, l’atto costitutivo e lo statuto, nelle ipotesi in cui le società a responsabilità limitata:
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- siano tenute alla redazione delbilancio consolidato;
- controllino una società obbligata alla revisione legale dei conti
- abbiano superato per due esercizi consecutivialmeno uno dei seguenti limiti: i) attivo dello stato patrimoniale oltre 4 milioni di euro; ii) ricavi delle vendite/prestazioni oltre 4 milioni di euro; iii) dipendenti occupati durante l’esercizio oltre 20 unità.
L’assetto organizzativo
La riforma del diritto societario (D.Lgs. 6/2003) ha introdotto nel Codice Civile, per la prima volta, il termine “assetto organizzativo” senza darne però alcuna definizione. Una definizione è presente nelle norme di comportamento del collegio sindacale delle società non quotate (elaborate dal CNDCEC) dove per assetto organizzativo si intende “…il complesso delle direttive e delle procedure stabilite per garantire che il potere decisionale sia assegnato ed esercitato ad un appropriato livello di competenza e responsabilità…”.
Gli stessi concetti si ritrovano in forma più compiuta nella definizione del Sistema di Controllo Interno, così come inteso sia dal Codice di autodisciplina delle società quotate, sia dalle Disposizioni di Vigilanza della Banca d’Italia per banche e intermediari finanziari. Il Sistema di Controllo interno è infatti “l’insieme di regole, procedure e strutture organizzative volte a consentire, attraverso un adeguato processo di identificazione, misurazione, gestione e monitoraggio dei principali rischi, una conduzione dell’impresa sana, corretta e coerente con gli obiettivi prefissati”.
Per la strutturazione del Sistema di controllo interno si può quindi fare riferimento al Enterprise Risk Management predisposto dal Committee of Sponsoring Organizations of the Treadway Commission, quale framework che definisce le best practices per guidare i manager a valutare e migliorare la gestione complessiva ed integrata dei rischi aziendali.
L’istituzione di un assetto organizzativo adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa consente di contenere i rischi aziendali anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale.
Processi, gestione dei rischi e procedure
Tre aspetti rilevanti per un adeguato assetto organizzativo sono:
- La mappatura dei processi aziendali. Un processo aziendale è un insieme di attività interrelate che creano valore trasformando delle risorse (input) in un prodotto finale (output) a valore aggiunto destinato ad un soggetto interno o esterno all’azienda. La mappatura completa dei processi aziendali e delle loro interazioni è importante per favorire l’efficace flusso informativo tra tutti gli operatori aziendali.
- La gestione dei rischi. Il rischio aziendale è un “evento che può avere un impatto negativo sulle performance aziendali, e che ostacola la creazione di valore o erode quello esistente”. Una gestione efficiente dell’impresa implica l’individuazione e la gestione di tutti i rischi associati ai diversi processi aziendali. La gestione dei rischi (di tutti i rischi) è una componente essenziale per il processo decisionale degli amministratori e per il conseguimento degli obiettivi aziendali strategici, operativi(efficace ed efficiente gestione delle risorse), di reporting (affidabilità dei sistemi informativi aziendali) e di conformità (osservanza di leggi e regolamenti).
- Le procedure documentate, quali strumenti di informazione con cui l’azienda rende il più possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività soprattutto quando la complessità dei processi, determinata dalle norme tecniche e giuridiche, lo richiede. La procedura documentata, sia su supporto cartaceo che informatico, riduce i rischi associati al processo da questa disciplinato consentendo: i) la chiarezza del sistema di responsabilità relativa al processo; ii) la trasparenza dei ruoli degli attori a monte e a valle del processo; iii) la conoscenza, da parte di tutti i soggetti coinvolti, delle modalità operative del processo (non più persone “indispensabili” ma azioni “indispensabili”); iv) l’incremento dell’efficienza operativa (conoscere come avvengono le cose permette di migliorare i processi); v) l’agevolazione dell’apprendimento dei nuovi assunti.
Il ruolo degli amministratori
Il Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza mette quindi al centro della vita d’impresa la governance aziendale con particolare attenzione ai flussi informativi importanti per il processo decisionale dell’organo amministrativo.
Il punto di riferimento è l’art. 2086 c.c., rinominato da “Direzione e gerarchia d’impresa” a “Gestione di impresa”, che sottolinea il ruolo dell’imprenditore come capo dell’impresa consapevole dei rischi aziendali ed in grado di rilevare eventuali problemi.
L’obbligo di adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla realtà di impresa si estende ad ogni tipo di organizzazione e richiede contestualmente il dovere alla conformità legislativa nonché quello di rimanere competitivi sul mercato di riferimento.
La gestione di un’azienda richiede capacità organizzative, e in questo contesto anche le piccole imprese dovranno dotarsi di figure, organi sociali, procedure formalizzate in grado di orientare gli amministratori anche nella prevenzione della crisi di impresa.
La “crisi di impresa” può manifestarsi con problemi legati al business e alle risorse finanziarie necessarie al mantenimento della continuità aziendale, ma i mancati risultati derivano spesso da scelte errate o non compiute da parte del management e dovute ad un assetto organizzativo non adeguato.